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CFA Level I: com’è fatto l’esame e quanto si studia

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È il livello che quasi tutti provano e quello di cui si parla peggio. Qui c’è la struttura vera dell’esame, i pesi ufficiali delle dieci materie, la stima onesta delle ore e cosa dicono davvero i tassi di superamento.

Il Level I è il primo dei tre esami del CFA Program. Il CFA Institute lo descrive come il livello del “learn and describe”: verifica che tu conosca strumenti, definizioni e formule dell’investment industry, non che tu li sappia già usare dentro un caso complicato.

Superarlo non vuol dire essere CFA: il charter arriva dopo tutti e tre i livelli, i moduli pratici e le ore di esperienza. Quel percorso completo è nella guida su cos’è davvero il CFA.

Com’è fatto l’esame

L’esame è al computer e contiene 180 domande a risposta multipla, divise in due sessioni da 135 minuti l’una, 90 domande per sessione. Il CFA Institute stesso suggerisce di ragionare in termini di circa 90 secondi a domanda.

Ogni domanda ha tre opzioni e non esistono penalità per la risposta sbagliata: una domanda lasciata in bianco vale zero, una tirata a indovinare vale un terzo. Sembra un dettaglio da regolamento, ed è invece la prima regola di gestione del tempo dell’esame.

La risposta breve

180 domande, due sessioni da 135 minuti, dieci materie, un modulo pratico obbligatorio e circa 300 ore di studio dichiarate da chi passa. Il Level I non è difficile per profondità: è difficile per ampiezza.

Il Level I è il livello con più finestre d’esame nell’arco dell’anno — oggi febbraio, maggio, agosto e novembre — mentre i livelli successivi ne hanno meno. Le date e le scadenze di iscrizione cambiano di anno in anno: prima di pianificare, il calendario ufficiale del CFA Institute resta l’unica fonte da guardare.

Le dieci materie e quanto pesano

Il programma è diviso in dieci aree, ognuna con una fascia di peso dichiarata:

  • Ethical and Professional Standards — 10-15%
  • Quantitative Methods — 11-14%
  • Financial Statement Analysis — 11-14%
  • Equities — 11-14%
  • Fixed Income — 11-14%
  • Portfolio Construction — 8-12%
  • Economics — 6-9%
  • Corporate Finance — 6-9%
  • Derivatives and Risk Management — 6-9%
  • Alternative Investments — 6-9%

Due conseguenze pratiche. La prima: chi arriva da una laurea in economia riconosce forse metà del programma, perché fixed income, derivatives ed ethics raramente ricevono all’università lo spazio che hanno qui.

La seconda riguarda l’etica. Vale quanto la financial statement analysis, si studia tardi perché sembra la parte facile, e non lo è: le domande sono casi, non definizioni. Chi resta vicino alla soglia di superamento si gioca il risultato lì.

Il modulo pratico senza cui non vedi il voto

Da alcuni anni l’esame non è più l’unico requisito del livello. A ogni livello serve completare almeno un Practical Skills Module: senza, il risultato dell’esame non viene rilasciato. Ogni modulo richiede indicativamente 10-20 ore fra video, esercizi e casi guidati, e lo stesso modulo non può essere usato per due livelli diversi.

È il punto che manca in quasi tutte le descrizioni del CFA scritte prima del 2024, comprese quelle che trovi sui forum quando cerchi consigli.

Quante ore servono davvero

Il CFA Institute riporta che chi supera l’esame dichiara in media oltre 300 ore di studio per livello. Tradotto in calendario: quattro o cinque mesi a 15-20 ore la settimana, cioè un impegno paragonabile a un esame universitario pesante che dura un semestre intero.

È il numero che rende la domanda “conviene?” una domanda seria. Trecento ore sono anche il tempo per costruire un modello decente, fare un ciclo completo di preparazione ai colloqui tecnici o portare avanti una candidatura nella finestra giusta del recruiting. Il CFA non è gratis: costa il tempo che toglie a qualcos’altro.

Quanti passano, e cosa significa

Nella sessione di febbraio 2026 il CFA Institute ha comunicato un tasso di superamento del 45% su 24.006 candidati, sopra la media decennale del 40%. Fra chi era al primo tentativo, il 50%.

Un esame che boccia più della metà dei candidati non è un esame che si affronta “per provare”. È anche il motivo per cui il Level I ha un valore di segnale reale sul CV, purché sia scritto per quello che è: un livello superato, non una qualifica ottenuta.

Quando darlo, se studi in Italia

Le finestre d’esame non litigano tutte allo stesso modo con il calendario di uno studente italiano. Febbraio cade addosso alla sessione invernale, maggio a quella estiva, agosto è la finestra più libera dal punto di vista universitario ma è anche il periodo in cui molti hanno un’internship in corso.

La regola di priorità, se stai cercando un posto, è semplice: prima la candidatura, poi l’esame. Le finestre del recruiting non si spostano, quelle del CFA si ripetono.

Sul CV

La formula corretta è “CFA Level I passed” con la data, oppure “CFA Level II candidate” se sei iscritto al livello successivo. “CFA” da solo, accanto al tuo nome, appartiene a chi ha il charter: è la prima cosa che un intervistatore verifica.

I tre errori che costano il tentativo

Studiare il materiale invece delle domande. Il Level I si misura in domande fatte, non in pagine lette. Chi inizia a esercitarsi nelle ultime due settimane scopre troppo tardi che sa riconoscere una formula ma non sceglierla in novanta secondi.

Rimandare ethics e quantitative methods. Sono le due aree in cui il ripasso finale rende di più e sono anche quelle che si tende a spostare in fondo.

Trattarlo come una scorciatoia. Il Level I non sostituisce l’internship, il modeling o la conoscenza del bilancio: aggiunge disciplina e vocabolario. Se stai puntando all’investment banking, la guida principale sul CFA spiega quando il segnale funziona e quando no; se punti al buy-side, il Level III con il pathway Private Markets è la parte del programma che parla la tua lingua.

Trecento ore di studio non fermano il calendario delle assunzioni.

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