Cosa sapere prima di provare a lavorare nel private equity
Private equity non significa semplicemente “investment banking con orari migliori”. Prima di candidarti devi capire come ragiona un fondo, cosa fa realmente un investment team e perché un buon LBO model da solo non basta.
Il private equity è probabilmente uno dei settori della finanza più idealizzati dagli studenti. Deal importanti, investimenti, società in portafoglio, carried interest, responsabilità da investitore. Tutto vero.
Ma per capire se vuoi realmente lavorarci bisogna partire dal lavoro, non dal prestigio del nome.
Il lavoro è decidere dove investire capitale
Un fondo di private equity raccoglie capitale dagli investitori e lo utilizza per acquisire partecipazioni in aziende private o privatizzare società quotate, con strategie differenti a seconda del fondo.
Il principio centrale è però semplice: comprare un’attività a un prezzo che consenta di generare un rendimento interessante, migliorare o far crescere quella società e successivamente realizzare l’investimento.
Blackstone descrive esplicitamente il proprio processo di private equity come basato su due diligence disciplinata, misurazione del rischio, individuazione di catalizzatori di valore e lavoro con il management delle portfolio companies per migliorarne la performance. È una descrizione molto più utile della definizione “il PE compra aziende”.
Cosa fa un junior
All’inizio passerai molto tempo sui dettagli: analisi del mercato, financial statements, valuation, modelli LBO, materiale proveniente da advisor e management, due diligence, investment committee materials, sensitivity analysis, debito, comparables, presentazioni.
Il modello finanziario è importante, ma non è il fine ultimo. Il vero problema è capire se il modello racconta una storia economica plausibile.
- Perché i ricavi dovrebbero crescere?
- Quanto pricing power esiste?
- Il margine è sostenibile?
- Quanto Capex serve?
- Quanto debito sopporta l’azienda?
- Quali sono i principali downside?
- Chi potrebbe comprare l’azienda tra cinque anni?
In investment banking il cliente può aver già deciso di vendere un’azienda. In private equity devi spesso decidere se vuoi essere tu a comprarla. È una differenza enorme.
Devi capire un LBO
Per un colloquio PE, il leveraged buyout è fondamentale. La logica base consiste nell’acquistare una società utilizzando una combinazione di equity e debito, far sì che i cash flow dell’azienda sostengano e rimborsino progressivamente quel debito e realizzare l’investimento in futuro.
Il rendimento per l’equity investor deriva essenzialmente da quattro motori: crescita dell’EBITDA, miglioramento dei margini, deleveraging e differenza tra entry ed exit multiple.
Un buon candidato deve anche capire il rischio opposto. Se l’azienda manca il business plan, se il debito diventa troppo pesante o se l’exit multiple scende, la leva amplifica il downside esattamente come amplifica l’upside.
Bisogna per forza fare prima investment banking?
No. È un percorso estremamente comune perché l’investment banking insegna accounting, valuation, modeling, deal execution e gestione di processi intensi: tutte competenze trasferibili. Ma non è una regola universale.
Grandi alternative asset manager hanno programmi rivolti direttamente agli studenti. Blackstone, per esempio, permette a studenti eleggibili di candidarsi a Summer Analyst e Associate positions, mentre KKR offre opportunità di internship e full-time rivolte a studenti e graduate talent anche in UK ed Europa.
Esistono inoltre ingressi da strategy consulting, transaction services, corporate development e altri percorsi, a seconda della strategia del fondo.
Quindi la domanda corretta non è “devo fare due anni in banca?”. È “quale percorso mi dà le competenze e le transazioni che il fondo a cui voglio candidarmi considera rilevanti?”
Un colloquio PE non è soltanto tecnico
Sapere costruire un LBO è table stakes. La parte più interessante arriva quando qualcuno ti chiede: “Compreresti questa azienda?”
A quel punto devi avere un’opinione. Un buon investment case deve parlare di qualità del business, mercato, vantaggio competitivo, management, crescita, cash conversion, rischi, valuation, leverage e possibili exit.
Devi riuscire anche a dire perché non investiresti. È qui che si distingue chi ha imparato delle formule da chi sta iniziando a ragionare come investitore.
Il CFA serve?
Non è normalmente un requisito universale per lavorare nel private equity.
Il fatto che il CFA Institute abbia introdotto un percorso Level III dedicato ai Private Markets dimostra però quanto il settore sia diventato importante anche all’interno della formazione buy-side: il pathway affronta due diligence, business planning, buyout valuation, private debt e processo d’investimento dal punto di vista del GP.
Può quindi essere una formazione complementare. Ma se stai preparando il recruiting PE, non userei il CFA come sostituto di accounting, LBO modeling, investment thinking e conoscenza delle operazioni.
Ti interessa davvero capire le aziende? Perché dopo aver tolto Excel, il nome del fondo e il prestigio del ruolo, il private equity rimane soprattutto questo: formulare una tesi su un’impresa, mettere capitale dietro quella tesi e convivere per anni con le conseguenze della decisione.
I fondi a Milano aprono poche posizioni, e le aprono in silenzio.
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